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I vizi orali e le abitudini viziate dei bambini

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I vizi orali e le abitudini viziate dei bambini

Per vizi orali e abitudini viziate si intendono le alterazioni comportamentali al livello del cavo orale che potrebbero determinare andando avanti delle alterazioni sia delle funzioni che della forma.

Sicuramente la più sviluppata abitudine viziata è quella del succhiamento del pollice ma c’è anche il succhiamento delle labbra della lingua e delle guance, il mordersi o interporre matite o penne fra i denti, il rosicchiare le pellicine delle unghie, il mangiarsi le unghie e leccarsi ripetutamente le labbra.

Quando queste manifestazioni sono legate a disagi del bimbo ma infantili transitorie, generalmente scompaiono senza bisogno di cure. Se invece non recedono spontaneamente dopo un opportuno periodo di attesa per lo sviluppo psichico del bimbo, e se si vede che producono degli effetti negativi, dovremo intervenire.

Sia tendenzialmente attraverso la collaborazione con la logopedista e attraverso la consegna di un apparecchio elastomero, che quindi non ha componenti in ferro, che viene accettato positivamente dal bambino.

La suzione comunque non è sempre patologica, la suzione anzi è un’esigenza primaria del bambino quando lui è piccolo, quindi ha un periodo di età tra i zero e i tre anni.

Rappresenta una fase naturale dello sviluppo psicofisico, la suzione dunque è considerata un riflesso innato, istintivo già sviluppato nell’utero materno dove dove il neonato istintivamente succhia il dito, le labbra, la lingua, e deglutisce il liquido amniotico.

Dunque il bambino piccolo neonato che succhia il pollice sta semplicemente regolando e sviluppando la sua sfera emotiva. E’ dunque un fenomeno tradizionale perché permette la transizione da un momento nel quale il bambino si sente legato alla mamma d uno nel quale deve iniziare a sviluppare la propria indipendenza.

Ecco perché tendenzialmente il succhiamento del dito dovrebbe essere abbandonato dopo i tre anni periodo in cui il bimbo inizia tutta la sua fase di inter relazione andando all’asilo e andando poi a scuola a sei anni.

E’ dimostrato poi che nella maggior parte dei casi, quando il succhiamento viene sì protratto fino ai sei anni ma è saltuario cioè una volta ogni tanto durante il giorno, questo non provoca delle anomalie orali degne di nota. Ma se dopo i tre anni il bimbo succhia spesso durante il giorno il pollice, questo determina delle alterazioni di forma e di funzione.

Nella forma più comune che è la situazione in cui il pollice preme contro il palato e la mano viene appoggiata alla mandibola, si determina una proclamazione di quelli che sono gli incisivi superiori, i quali nel caso di caduta sono esposti a fratture, si crea quello che è lo spazio cosiddetto Diastema fra gli incisivi, e abbiamo un innalzamento di tutto l’osso superiore cioè della cosiddetta parte della premaxilla.

Alla fine si genera quello che noi Ortodontisti chiamiamo il “Morso aperto”.

I bambini che succhiano il dito, possono poi sviluppare il cosiddetto “Palato Stretto”.

Se durante il succhiamento la mano si appoggia sulla mandibola questa assume poi una posizione retro-posta che aggiungendosi alla postura posteriore della lingua potrebbero comportare un’ostruzione faringea e facilitare una respirazione di tipo orale, cioè il bambino invece che respirare con il naso inizia ad accompagnare la respirazione con la bocca.

Per gli effetti occlusali inoltre, gli incisivi non riescono ad addentare più il cibo e i canini non lo lacerano più, abbiamo quindi un’allungamento di quelli che sono i tempi di masticazione utile.

Da non sottovalutare poi gli effetti che si possono avere sulla fonazione poiché i bimbi che succhiano il dito poi tendenzialmente creando il morso aperto hanno delle difficoltà a pronunciare le consonanti “dentali” che sono la T e la D e i suoni sibilanti.

Il tempo di inizio della terapia è soggettivo e naturalmente dipende dai difetti occlusali.

Il bimbo tendenzialmente secondo il Ministero della Sanità, dovrebbe abbandonare l’utilizzo del succhiamento del dito intorno ai due anni per abbandonarlo totalmente intorno ai tre anni.

Se a tre anni il bimbo succhia ancora il dito che cosa si può fare: si può attuare un approccio logopedico o consigliare l’uso di un succhietto anatomico funzionale. Questo succhietto anatomico funzionale occupa meno spazio nella cavità orale e consente alla lingua di adattarsi alla forma.

Sono assolutamente da sconsigliare tutti i metodi coercitivi che venivano utilizzati un tempo come ad esempio l’ingessatura del dito o l’utilizzo di un guanto che veniva cucito al pigiama del bimbo.

Invece quelle che sono da favorire sono le tecniche comportamentali come ad esempio il “Time Out” che viene consigliato ai genitori di mettere in atto, ad esempio si smette di leggere la favola oppure si spegne il televisore appena il bimbo mette il dito in bocca.

Oppure se durante il pomeriggio i genitori osservano che il bimbo per un’ora non mette il dito in bocca si fa la cosiddetta “Economia simbolica”: cioè gli si consegnano dei piccoli premi quali stelline o piccoli giocattoli a cui lui è particolarmente affezionato, per dargli un cosiddetto rinforzo positivo.

Dai quattro anni come dicevamo noi ortodontisti possiamo consigliare e applicare un dispositivo ortopedico orale che sono preformati, fatti in silicone medicale, questo dovrà essere gradito al piccolo paziente e viene presentato come un sostituto del dito e un aiuto per smettere di succhiare. Il bimbo dovrà comunque continuamente essere gratificato e incoraggiato all’interno dell’ambiente familiare utilizzando lo strumento cosiddetto della “Valenza indotta”.

Tutti questi dispositivi che comunque utilizziamo che sono fatti appunto in elastomero medicale sono dispositivi rimovibili, offrono la possibilità di collaborare attivamente e consentono nel caso in cui ci sia bisogno di coordinarsi con la logopedista per gli esercizi logopedici.

Quello che è fondamentale comunque è la continua collaborazione fra i genitori, la collaborazione e sinergia fra pediatra, ortodontica e logopedista.

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